Sono contenta della mia vocazione,

tu lo sai, forse l’hai indovinato.

Vorrei potertelo dire,

perche’ la mia felicità traspare talmente

che cade nelle anime degli altri…

Ma non ne so parlare,

ed è talmente interiore la felicità di una clarissa,

che non si puó ben spiegare.. Si indovina.

Si dice che ci si impegna nella via della perfezione,

io non credo di esserci ancora,

e non so se ci saró mai,

ma percepisco che mi sono impegnata

in una vita di meravigliamento !

Non c’è nulla di più bello

che di avvicinarsi al Signore Gesù !

Sœur Marie de la Trinité, Lettera all’amica Bluette
Monastero Ste Claire, 11 gennaio 1942

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«Ciò che mi ha attirato qui é che la Regola di santa Chiara, seppur molto antica è larga, spaziosa; ci porta sui punti essenziali – ma quanto essenziali!- e una quantità di punti secondari sono lasciati all’iniziativa delle case, rispondendo ai bisogni delle epoche.

Essa é un quadro: appartiene alla comunità tessere l’opera che è offerta al cielo (e alla terra), presentando, secondo il valore dei soggetti, un disegno che può essere derisorio o magnifico.

Mi sono abituata molto bene alla nostra vita e la amo profondamente. Ció che mi è costata la mia vocazione Dio solo lo sà. È il mio segreto, è il mio tesoro! Ed è la mia consolazione, la più dolce.

Perché vedi, quando ci si mette a servizio di Gesù, la nostra sofferenza non è il lavorío delle inevitabili imperfezioni umane – con la grazia un’anima nata bene e ben allevata non tarda a dominare le meschinerie e ad usarle – la sofferenza è la nostra impotenza a far conoscere Dio e ad amarLo come si dovrebbe. Che caricatura si fa di Lui, imprestandogli i nostri pensieri e sentimenti! Non dobbiamo stupirci che ci sono dei “senza Dio”! È perché non é conosciuto che non é amato! »

Sœur Marie de la Trinité, Lettera all’amica Bluette,
dal Monastére Ste Claire di Gerusalemme, 15 marzo 1942

 

 

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